Marco Bellagamba - Pittore
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Titolo Prof. livio Garbuglia

La tavolozza di Marco Bellagamba
La tavolozza di Marco Bellagamba nasce in modo istintivo. Partendo con il nero del bitume, che costituisce l’elemento base delle sue composizioni, traccia delle righe fortemente gestuali, nette e precise. Su questa struttura preordinata si innesta e si costruisce l’espressività cromatica e segnica di ogni opera, che tende comunque a esasperare l’evidenza di quel tracciato primario. Marco Bellagamba, per giungere alla ricerca attuale, che esaspera la non forma con grande densità emotiva, è partito da lontano. Il suo amore per l’intrigo pittorico gli viene dall’infanzia. Figlio d’arte, dato che suo padre aveva studiato all’Accademia di Belle Arti di Parma, da ragazzino disegnava le proprie logiche visive con pastelli, matite e chine: un mondo ingenuo forse, ma già preciso nella definizione della figura, delle luci e delle ombre, dove il senso della tridimensionalità era percepito come un problema fondamentale. E tuttavia, non a caso egli ricorda volentieri quei suoi esordi infantili, e quindi il fatto di aver già allora messo in pratica le lezioni paterne, come preludi indispensabili allo sviluppo della sua ricerca. Anche oggi per l’artista le luci e le ombre corrispondono a una necessità narrativa primaria; e non si tratta certo di acrobazie pittoriche, bensì degli effetti speculari di uno stato d’animo, se non addirittura situazioni descrittive di visioni più intime, richiamate alla superficie della coscienza. Nella sua pagina pittorica sulla tela è costante il contrasto segnico e cromatico, che si gioca fra tratteggi notturni e forti lampi di chiarore. Piuttosto appare curioso il suo atteggiamento di fronte alla compiutezza del dipinto: se da un lato egli considera ogni sua opera finita come il frutto di un atto puramente concettuale, dall’altra parte non nasconde di vivere il gesto compositivo in chiave soggettiva. Quindi significa che la sua concettualità ricostruisce un dialogo intimo, non del tutto esplicitabile, che dà forma al pensiero tramite le innumerevoli posizioni e sovrapposizioni di colore. L’oggettivita dei toni e dei controtoni rappresentano perciò un silenzio voluto, una sorta di sigillo su parole non dicibili.
Per dare una collocazione giusta al mondo poetico di Marco Bellagamba, va sottolineata una sorta di dialettica fatta di coincidenze e di divergenze tra il mondo oggettivo della sua creatività e il mondo soggettivo dei suoi sentimenti. La particolare suggestione trasmessa da questo modo razionalmente istintivo di operare sorge nel contesto di un’intelligenza astratta, che si misura in un’azione cosciente di rielaborazione visiva. Se da una parte la persona, nel suo quotidiano, appare piuttosto controllata, nell’esecuzione pittorica lascia emergere un suo lato ìnfero, come se l’artista avesse risvegliato i demoni che le ragioni del vivere tenevano imbrigliati. Proprio lui – per usare, le sue stesse parole – che inizialmente creava figure un po’strane, non precise, a un certo punto ha scoperto il fascino accattivante quanto aggressivo delle masse informi che, del tutto irrazionalmente, si scatenano sulla tela, espandendosi in una sinfonia magica, dove i primi piani esplodono da fondi lontani, che rimandano echi dolorosi. Marco Bellagamba apre e chiude gli spazi, inventa geometrie fatte di riquadri otticamente stabilizzati in una dimensionalità utopica. I neri, i bianchi, i gialli, gli azzurri e i rossi composti e contrapposti appartengono a una sorta di sregolatezza compositiva, che nasce dall’oggettiva e personale necessità di essere e di rimanere artista libero. La ricerca informale è quindi, in questo caso, l’acme delle potenzialita espressive di un artista al quale, pur sapendo che non ama le definizioni troppo coercitive, speriamo di non fare torto se scriviamo che la drammaticità del suo modo di comporre rientra nei canoni dell’espressionismo informale europeo.
Poiché la sua pittura, che volutamente manca di regole e di costrizioni, ci appare come una scrittura definitiva e come un atto perentorio che definisce una percezione visiva ogni volta unica e irripetibile.

Prof. Paolo Levi
Critico e storico dell'arte



Titolo Prof. livio Garbuglia

L'icona del frammento come estetica gestuale
   Nella varia e complessa visione della contemporaneità pittorica, le tecniche miste di olio e bitume su tela di Marco Bellagamba si caratterizzano per peculiari caratteri di essere e per sintesi di assimilazioni culturali di ampia sensibilità della cultura artistica non soltanto europea. Istinto e misura, intuizione e capacità investigativa, esperienza e funzionalità estetica, progetto e variazione, tematica e disimmagine, transvisione ed oggettività, problematica ed emotività sono e rappresentano le vie creative ossimoriche attraverso cui sono venute in essere queste opere recenti(2003-2006).

   Nel vivo contrasto di luce e quasi oscurità cromatica di Orizzonte perduto si connotano chiaramente le future evoluzioni compositive, dove i piani prospettici e cromatici tendono già alla inquietudine di una visione - altra. Seguono ricerche dai toni espressivi delimitati da linee e spazi geometrici fino agli approdi più risolutivi, ma non conclusivi di opere denominate Zenit e più sperimentate tele dal titolo i Frammenti .

   Grovigli di lacci-traiettorie,stesure di colore, cifre iconiche dall'intonazione sliricante , gli accostamenti cromatici fortemente timbrici manifestano un epos appunto e più proprio dalle sfumature incisive dell'interiorità stratificante. La fibrillazione degli Zenit , così fortemente cromo-gestuali e segni dinamici di una civiltà neo-digitale del comunicare e delle modalità del sentire sinestetico, rappresentano l'intrico problematico di un valore dinamico dell'identità umana rispetto alle novità scientifiche che ne rappresentano, di conseguenza, i neo-linguaggi

come impulsi creativi; I Frammenti , presentano dinamiche incisive-coattive e per certi aspetti implosive rispetto alle potenzialità iniziali dell'ontologismo figurale, che di fatto si risolve nell'alterità sempre e comunque di un oltre da rappresentare con la mente e da carpire con l'impulso emotivo, come dinamica intertestuale di valori intuitivamente narrati e cromaticamente resi come immagni delle dinamiche interiori,

   Le rappresentazioni denominate Inorganico (tecnica mista: olio, bitume e foglia d'oro su tela) sembrano declinare un concetto nuovo di figuralità pittorica visiva: è l'avverarsi del pre-esistente, come fosse la materia cui attingere l'energia strutturante della creatività; si tratta di un magma prenatale e pittoricamnte si oppone ad un dato organico del cromatismo e della visibilità dell'immaginario; in tale senso l'inorganicità può coincidere con la densità pre-concettale dell'enigma come valore di oggettività di resa pittorica. Linguisticamente, enigma (dal greco àinigma) è il parlare oscuro, allusivo è l'inviolabilità simbolica del biblico roveto ardente, è la stessa cifra dell'Unicità che solo in quella modalità si manifesta. Tali opere, quindi assumono e si caricano di finalità significanti di ampio spettro pittorico.

   L' Inorganico ed i Frammenti possono significare la medesima codifica che contrappone l'uomo all'artista nella reciproca alternanza delle modalità di essere.

Prof. Luigi Galli
Filosofo dell'arte



Titolo Prof. livio Garbuglia

Il reale immaginario
Il pittore Marco Bellagamba accoppia un significativo senso plastico dell'impaginato del corpo d'arte alla sensibilità del segno e del materismo informali: ma il segno non è grafico, bensì incarnato nella voce delle cose in cui palpita l'atmosfera vivente e misteriosa della natura immediata e naturante. Le materie non sono tutte pittoriche, ma alcune prelevate dalla realtà (bitume), tra quei detriti del consumo di cui viene oggi sottolineata la pregnanza esistenziale. La pittura di Bellagamba rende alla vita dell?arte la sua semplicità naturale, la sua perfezione drammatica, la sua perentorietà conosciuta. La trae tutta viva dalla sorgente eterna, dal mistero stesso della natura, dall?anima stessa della materia (nel bosco, tecnica mista su tela; onde sul mare, tecnica mista su tela; grotta azzurra, tecnica mista su tela). Bellagamba pratica   l?impiego di materiali e detriti del consumo, immettendoli in un flusso possente, consapevole e trasfigurante, al tempo stesso coinvolgente e dispersivo, con il sussidio di impasti pittorici, operando una fagocitante ricognizione nel panorama del quotidiano mondo metropolitano e tecnologico, quasi alla ricerca di una nuova identità collettiva. Un vorticoso slancio appropriativo che mette in comunicazione l?artista con tutto, suggerendo di tuffarsi vitalisticamente nel flusso del mondo e di apprezzarlo come un?immensa pittura. Si sente il pulsare di New-York, metropoli-coscienza, l?urgenza caotica di una vita che dalle strade come dal brusio della stampa o dei canali televisivi rimbalza negli agglomerati urbani giacigli esistenza, e dove i segnali della civiltà di massa dettano la regia di un ritmo accelerato e continuo. L? ottimistico e ?colto? vaglio di Bellagamba eufemizza il caos della metropoli in spettacolo di immagini e colori ( New-York, tecnica mista; Paris, tecnica mista; Elaboratore elettronico, tecnica mista; Spazio fuggente, tecnica mista).

La scena disvelata e la visione subitanea
Il paesaggio naturalistico di Bellagamba in cui palpita il ritmo del travaglio primi genio, è come l'atmosfera vivente e misteriosa, dove la dirompente forza espressiva della pittura dell'artista costantemente rivolta alla più bruciante e tangibile realtà anima-universo-natura diventa evocazione visionaria. Le opere pittoriche sembrano emergere dal fondo intimo come dalla verità stessa del celato essere che opera in loro. Lo spettacolo sorpreso dei corpi d'arte ha nel silenzio ritmico una risonanza straordinaria, tocca un possibile limite della potenza espressiva, poiché è animato da una continua aspirazione al disvelamento dell'essere. Marco Bellagamba avvicina così la sua scena disvelata allo spettatore. Formidabile è la voce del silenzio in quella scena di momenti brevi rivelati: sola dominatrice su la solitudine mentre comunica la vita e il mistero infinitamente fluido che ha dentro di sé. I fasti dispersi, gli innumerevoli giorni di nascite e di memorie, le cose del tempo senza forma e senza nome celebrate. Tutto il teatro della natura passa nell'ombra illimitata su l'anima protesa. La vita cede all'energia ineffabile, alla forza autentica di quel germe capace di indefiniti sviluppi. Marco Bellagamba la immagina svolgersi per mille aspetti fino alla sua possibile perfezione di rappresentazione d'arte. La voce degli elementi, l'immensità del tempo, il ricordo ed il presentimento, tutti questi segni creano una sorta di viaggio interiore dove l'opera inespressa risorge e si illumina. L'evocazione visionaria di Marco Bellagamba assorbe la scena: e ce la rende intatta e fresca e tutta immemore quasi di una novità originale su cui i vestigi delle cose hanno   una ineffabile distanza; ed ora ce la rende infinitamente immediata e sorgiva come un calore che strugge quanto attinge, per modo che talvolta rinveniamo tra le cose rappresentate qualche tenebra aspirazione. Bellagamba sorpassa se medesimo, senza tregua; egli ci mostra la possibilità di una scena pittorica trasmutata nella più efficace energia stimolatrice; egli ci insegna che il colore illimitato è il più certo mezzo di conoscimento offertoci dalla natura. L'opera di Bellagamba tende a rilevare se medesima in una piena di drammatica materia quasi che sempre porti in sé consapevole quella volontà di visione profonda e continua. E' in aroma di brivido metafisico, intuizione del vortice genetliaco che avvolge i limiti delle cose. Bellagamba ha il medesimo brivido nel medesimo lampo. Lo anima l'ansia di mutare in realtà sensibile la sua visione subitanea. La mutevole intima essenza è là, scoperta e messa in comunione immediata con la volontà dell'animo dell'osservatore che sente le idee significate dalle espressioni e dai gesti. La testimonianza d'arte è assecondata dalle espressioni delle cose circostanti: essa pare riprendere e continuare i ritmi a cui obbediscono tutta quella presenza rappresentata; essa pare riassumere le concordanze indefinite che corrono fra le forme create dall'arte e la qualità dell'atmosfera naturale ove esse si perpetuano. Una specie di intelligenza ritmica e fittiva sembra elaborare studiosamente le rappresentazioni pittoriche. Come per renderle conformi ad una idea e convergerle ad un fine meditato. L'artefice ha una significativa lucidità di indagine esteriore, quasi una separata facoltà di osservazione vitale. Una materia rinnovata e mutevole trae una armonia persuasa di carpire le stupefazione di quella apparizione subitanea, di quella improvvisa scoperta che, illuminandosi nel momento sorpreso, si esterna e quasi diventa tangibile, nello spessore della materia pittorica.

Prof. Livio Garbuglia
Critico e storico dell'arte



Titolo Filippo Lezoli

Svelamenti progressivi
Un'immersione totale nella tela dal cui fondo, come dalle profondità di un abisso, nasce qua e là una figura, un tratto, una linea che si connota per le    molteplici letture che le si può dare. I quadri di Marco Bellagamba sono così. Danno vita ad un gioco di tensioni tutto interno al supporto sui quali si distendono, percorsi di spinte e controspinte che nascono dall'accostamento di pochi elementi tracciati.

E' dalla metà degli anni Novanta, vale a dire da quando Bellagamba ritrova casualmente la scatola dei colori e i pennelli del padre, che sente nascere in sé lo stimolo di confrontarsi con la tela bianca. Di lasciarvi correre le proprie fantasie.

E quelle fantasie non hanno più cessato di fermentare nella mente di Bellagamba. A provarlo la sperimentazione che segna tutto il suo percorso artistico. Dal figurativo delle prime opere all'astrazione informale delle ultime, nelle quali sembra avere trovato la dimensione più consona alla propria creatività. A renderne testimonianza le tele dipinte con l'ausilio del bitume che gli consente di ottenere superfici lucide, ultimo approdo di una ricerca che è andata pian piano scurendo i colori impiegati, portandoli tutti su tonalità tendenti al bruno.

Ma gli ultimi dipinti di Bellagamba si risolvono sempre più marcatamente nel gesto. Che a volte consiste nella stesura del colore direttamente dal tubetto, seguendo le orme di molti artisti affermati, maestri della pittura informale, come Georges Mathieu. Un gesto cui corrispondono stesure di colore energiche oppure graffi che incidono la superficie. Ne emerge un'espressività del segno, già riscontrabile in certi volti realizzati dall'artista qualche anno fa, quando ancora era legato alla figura come oggetto della sua indagine.

In altri quadri la spazialità tridimensionale è suggerita da giochi di trasparenze oppure da alcuni rossi o gialli accesi che su fondi scuri costruiscono la profondità di campo.    Ma le sue opere non sono avulse neppure da sottese simbologie legate alla materia utilizzata. La foglia d'oro, ad esempio, instaura un dialogo con la storia della pittura e con tutti i significati connessi al suo utilizzo, e qui il pensiero ritorna ai consigli di Cennino Cennini nel suo Libro dell'Arte. Un appiglio per l'occhio dell'osservatore è quanto richiedono i lavori di Bellagamba. Nel magma della sua pittura, alla retina è sufficiente trovare un colore, un segno, l'espressività di un gesto che richiama alla memoria un oggetto, una veduta, o quant'altro di conosciuto. Ed ecco che una nuova realtà, progressivamente, si svela davanti a noi.

Dott. Filippo Lezoli
Critico d'arte



Titolo Prof. Luigi Galli

Suggerire per segni e colori...
Un giorno si caratterizzerà l'arte del novecento e si farà per bene, senza un presente troppo incisivo o giudizi legati alle emozioni piuttosto che alla razionalità. E' successo così per gli altri secoli ed accadrà anche per l'ultimo.

I tratti emergenti saranno parecchi: semplificazione espressiva che si potrebbe chiamare sintesi poetica; immediatezza d'esecuzione, ossia ordine interiore passato sulla tela, sul foglio, sullo spartito..; armonia composita come assonanze di colori, forme, suoni..; uso di tecniche varie, dal vecchio pennello agli oggetti fissati sulla tavola, dal disegno al graffito, dal sacco recuperato alle forme dipinte con chiodini..; espressione di abilità varie, da un iperrealismo esasperato alle toccanti pitture naif...

L'arte del novecento presenta, in ogni modo, un denominatore comune: l'accostamento alle radici del fare artistico, al punto alfa da cui prende avvio un'emozione per chiudersi in una forma. Lì tutto risulta puro e caldo, spontaneo ed immediato. Lì si toccano le zone di candore dell'essere e se la Divinità ha colloquiato con l'uomo, l'ha pur potuto per quella sua parte. Con l'anima, insomma!

Marco Bellagamba ha raggiunto l'anima e da lì promanano le sue immagini ritrovate. Certo, ritrovate perché viste mille volte, ma finalmente colte ed espresse con tanta partecipazione.

Ecco, dunque, i suoi dipinti, zone franche dello spirito, prima di tutto libere da formalismi accademici e toccate da spontaneità.

Marco, come i buoni pittori del suo secolo, non descrive, non si perde in dettagli, bensì suggerisce, quasi mormora lasciando che lo spettatore ricostruisca sullo stimolo la sua visione.

Ne vengono dunque opere immediate, accostamenti di colori ora tonali, ora contrastanti secondo l'emozione che li vivacizza. Si tratta di un "Autunno"? La gamma si distende su bruni, gialli rossi, in passaggi graduati, sobri. Pare d'ammirare dall'alto una gran collina con campi arati e boschi su cui la stagione ha disteso una magia colorata.

Una tela ricorda l'11 settembre a New York? Allora, accanto a simboli di grattacieli che si specchiano nelle acque, balza netta una chiazza rossa e gialla, disarmonica e stravolgente.

Marco Bellagamba affronta anche le astrazioni, sino ai primi del novecento quasi mai rappresentate in pittura. Certi temi come "Riflessione", "Vibrazione" rimandano a puri stati emotivi, resi con colori e forme. In tal modo la pittura si fa lieve, quasi informale, avvicinandosi alla musica.

E le forme? Ed i ritmi? Rimangono componenti dell'arte di Marco, che li rende in modo congegnale, inserendo tensioni grafiche a sostenere, attenuare, variare le intensità coloristiche.

Ne viene un dinamismo che non lascia stereotipi, sì, insomma, zone di stanca, di ripetizione amorfa.

Per le opere di Marco Bellagamba circola energia vitale che conduce al piacere di rappresentare gli stati della sua commozione.

Prof. Luigi Galli
Critico d'arte


Titolo Luciano Carini

L'immagine suggerita.
È veramente una felice sorpresa l'incontro con Marco Bellagamba, artista che vive e lavora a Castell'Arquato.

La sua espressione pittorica attuale, dopo un periodo legato al "figurativo", è approdata a forme astratte di indubbio interesse e maturità che si fanno apprezzare non solo per i risultati estetici conseguiti, particolarmente piacevoli e accattivanti, ma anche e soprattutto per l'impianto solido e sicuro, per la gestualità ampia e decisa, per la personalità spiccata che sanno esprimere.

Si avverte, in queste opere, un forte desiderio di libertà, una voglia prorompente di rompere le forme e gli schemi tradizionali per proporre un'espressione immediata e sciolta, capace di seguire solo le emozioni e i sentimenti. Arte emotiva, dunque, libera da costrizioni formali che spesso ingessano e chiudono l'ispirazione e la voce più autentica del cuore. Arte che segue le pulsioni più vere, fatta prevalentemente di colore, gesto e segno. E la svolta importante, nell'espressione di Marco Bellagamba, sta proprio nel segno che permane e insiste nonostante la sua evoluzione estetica. Un segno grafico leggero e sottile, che filtra attraverso la materia, che supera i bagliori cromatici e che rimanda ad echi di lontana figurazione.

Un figurativo appena accennato, che si percepisce attraverso il prosciugamento progressivo della materia, che si intuisce in certi orizzonti lontani o in taluni squarci improvvisi, quasi finestre spalancate sul mondo.

Qui il colore perde la sua consistenza, diventa leggero e trasparente, quasi una velatura delicata ed evanescente che proietta lontano le forme e le visioni creando straordinarie atmosfere sospese tra sogno e realtà. Pittura dettata da emozione autentica, che fa vibrare la pelle e ti apre l'universo.

E di questo artista ci piace proprio la libertà segnica e gestuale, la capacità di dosare e bilanciare dissolvenza e costruzione in una espressione complessa e articolata dove l'immagine, seppur celata e dissolta, non è mai del tutto polverizzata, ma permane in sottofondo, scompare e riappare attraverso tocchi leggeri di materia sospesi e impalpabili, gravita come un'ombra in ogni sua pennellata.

Immagine dissolta, ma non cancellata, rivisitata invece attraverso la memoria e il ricordo. Immagine suggerita, sommessamente percepita e per questo ancora più potente ed espressiva perchè filtrata sempre, in ogni occasione, dal tocco magico e straordinario della poesia.

Prof. Luciano Carini
Critico d'arte